La Lessinia è una zona geografica situata per la maggior parte nella provincia di Verona e, parzialmente in quelle di Vicenza e di Trento.Chiusa a Nord dalla profonda e selvaggia Valle dei Ronchi e dal maestoso Gruppo del Carega, delimitata ad Est dalla Valle del Leogra, a Sud dal corso dell’Adige e dall'alta pianura veronese e ad Ovest dalla Val Lagarina, essa è quasi un'unità a sé stante nell'ambito delle Preapli Venete. La solcano numerose valli che dagli alti pascoli scendono e si spiegano a ventaglio verso Verona e la pianura.Procedendo da Ovest verso Est, troviamo le valli di Fumane, di Marano e di Negrar (che insieme costituiscono un’unità che ha più carattere storico che geografico: la Valpolicella) e poi le valli Pantena, di Squaranto, di Mezzane, d'Illasi, le valli Tramigna, d'Alpone, di Chiampo e dell’Agno.
Geograficamente parlando la Val d'Illasi è sicuramente la piu' importante ed è in gran parte appartenente alla Regione Veneto e alla provincia di Verona, tranne una piccola zona, a nord, comprendente le cime dolomitiche del gruppo del Carega (detto anche "Gruppo delle Piccole Dolomiti"), che fa capo alla Regione Trentino-Alto Adige e alla provincia di Trento. Il termine "Piccole Dolomiti" è stato attribuito a quella porzione delle prealpi venete Occidentali comprendente il gruppo del Carega e la Catena del Sengio Alto. Il nome è certo indicato non solo per la presenza di rocce dolomitiche, che peraltro costituiscono l'ossatura di queste montagne, ma anche per la loro morfologia complessa e tormentata che ricorda le più conosciute Dolomiti.
Si estende per una lunghezza di circa 39 km ed è caratterizzata da vari tipi di paesaggi: da quello di pianura a quello di alta montagna con preponderanza di media e bassa collina. La valle ha il suo sbocco in corrispondenza della statale 11 Padana Superiore, ad una ventina di chilometri a est di Verona. Per quasi tutta la sua estensione è percorsa da un torrente dal corso accidentato e, in genere, povero o addirittura privo d'acqua: l'Illasi detto comunemente Progno. Nato ai piedi delle pareti rocciose che formano la parte terminale del bacino di Campobrun nel gruppo del Carega, il torrente, dopo aver attraversato in un alveo ben definito e con solidi argini prevalentemente in muratura sette comuni (Selva di Progno, Badia Calavena, Tregnago, Illasi, Colognola ai Colli, Lavagno e Zevio) per una lunghezza di 35 km, si immette nell'Adige presso Zevio con le acque dei fiumi Fibbio e Antanello e del canale Lisca.
Il clima della valle è temperato e tipica della zona è la scarsità di piogge che sono concentrate per lo più nei periodi autunnali e primaverili: da qui deriva la denominazione antica di Valsecca. In questi periodi si verificano le piene del Progno che nei secoli scorsi hanno procurato non pochi problemi agli abitanti del posto in altri mesi dell'anno colpiti dalla carenza d'acqua. In conseguenza della morfologia della valle, la vegetazione risulta di tre tipi: basale e collinare, montana e subalpina, con conseguenti diversità anche nel tipo di coltivazioni praticabili.
Nei secoli la valle prese diverse denominazioni: Val di Tregnago, Valle del Progno, Val Longazeria o Logazeria. La denominazione "Valle d'Illasi" appare per la prima volta nella "Carta del territorio veronese" eseguita da Don Gregorio Piccoli nella prima metà del XVIII secolo.
Il territorio è abbastanza ampio e, pur diversificandosi per fasce d'altitudine, è comunque un ambiente prevalentemente agricolo. Passiamo, infatti, dagli alti pascoli della Lessinia alla fascia pedemontana dove il bestiame da latte lascia il posto alle coltivazioni di castagni, noci, funghi, tartufi, lumache. Scendendo possiamo vedere distese di ciliegi, olivi e viti (tra i quli il Soave classico, il Recioto, il Durello, il Valpolicella classico e l'Amarone).
Le malghe che ancora oggi troviamo sono vere e proprie aziende agricole. I malgari che conducono l'alpeggio e producono il formaggio rimangono in alta montagna per tutto il periodo estivo. In inverno questa attività prosegue nelle stalle più a valle dove oltre al burro, ricotta e caciotte, viene prodotto il "Monte Veronese Dop", formaggio lavorato con latte crudo.
La razza bovina più diffusa in questa zona è la Frisona immediatamente distinguibile per il mantello a macchie bianche e nere. Sempre più scarsa invece la presenza della rendena, bruna alpina, asini, capre e pecore. Tipiche e uniche sono le recinzioni che delimitano il confine fra un pascolo e l'altro perché in lastre di pietra (laste).
In alta Valle (1800-2500 mt.) vivono animali come camosci, caprioli, aquile, galli cedroni, che hanno trovato il loro habitat naturale per vivere e riprodursi. Partendo dalle zone più alte troviamo boschi di aceri, abeti rossi e betulle, carpino nero, tigli, olmi, noci e castagni.
Anche l' architettura caratterizza questa zona rispetto ad altre del veronese o italiane. In montagna, infatti, la gente vive in piccoli nuclei abitativi o in contrade. Ogni contrada ha un nome diverso, generalmente quello della prima famiglia che vi si è insediata. Queste case hanno tetti spioventi spesso costruiti con lastre di pietra per resistere al peso delle abbondanti nevicate. Abbandonando la montagna troviamo paesi sempre più vasti formati da case a schiera spesso disposte ad U con una corte in comune e un'entrata ad arco.
Attraversando in lungo e in largo tutto questo territorio è possibile scorgere il passaggio della storia con resti paleolitici, rocche, forti, castelli, trincee ma anche con grotte scavate nei boschi per nascondersi.
E' ancora possibile vedere la passata presenza di nobili famiglie che abitarono in castelli o Ville. Tipica di quel periodo è la recinzione terriera con alte mura in sasso. All'interno di queste proprietà troviamo gruppi di case (anticamente abitate dai braccianti agricoli) con relativo orto, uno spiazzo comune (aia), le stalle e i fienili oggi trasformati in rimessa per gli attrezzi agricoli.
Da un punto di vista amministrativo, attualmente, il territorio della valle è diviso nei comuni di: Colognola ai Colli, Illasi, Tregnago, Badia Calavena, Selva di Progno.